Giuseppe Fanin

 

1924-1948

 

"In Dio e nel Paradiso io ci credo"

 

Il 1 novembre 1998 a S. Giovanni in Persiceto, il card. Giacomo Biffi ha aperto il processo canonico per la beatificazione di Giuseppe Fanin (1924-48). Nato da una famiglia di contadini, Pippo, come lo chiamavano gli amici, era riuscito ad arrivare alla laurea in agraria e aveva scelto di consacrare la sua intelligenza e le sue energie a migliorare la sorte dei lavoratori della terra. Capace di proporre con ardore le sue convinzioni, non aveva mai fatto torto ad alcuno nè inflitto mai alcuna violenza. La notte del 4 novembre ‘48 fu trucidato inerme a colpi di sbarra, spirando poche ore dopo in ospedale senza riprendere conoscenza. Sapeva che altri, accecati dall’ideologia comunista, osteggiavano apertamente il suo impegno sindacale. Pur non ignorando i rischi che correre, si rifiutò sempre di portare con sé un’arma per difendersi. Diceva: "No, no. Se mi dovessi trovare un giorno nella necessità di difendermi e difendendomi uccidessi qualcuno, forse avrei tutti gli anni che mi rimangono amareggiati da un rimorso." E aggiungeva: "Non so poi perché dovrebbero cercare proprio me! Non ho mai fatto male a nessuno. E poi in Dio e nel Paradiso io ci credo".

La brutalità dei suoi carnefici lo ha fissato per sempre tra i giovani, e per i giovani egli si presenta come un modello affascinante con la sua esuberanza di ventiquattrenne, appassionato al tempo stesso della bellezza e della giustizia, amante della vita e saldo nella disciplina morale, radicato in Dio con una profonda vita sacramentale e di preghiera e sempre pronto a impegnarsi con coerenza evangelica nei vari ambiti della vita personale e sociale.

A noi sembra doveroso ricordarlo anche per l’anno e mezzo passato in seminario, dalla fine di ottobre del 1934 all’aprile 1936. Questa sua disponibilità a verificare un’eventuale vocazione sacerdotale mostra come fin dalla prima giovinezza fosse aperto a grandi ideali.

Nel 1934/35 entrarono con Giuseppe altri 50 ragazzi e il seminario arcivescovile di Villa Revedin - inaugurato da appena due anni - raggiunse il numero record di 196 seminaristi nelle prime cinque classi. Si cominciavano a vedere i frutti della capillare sensibilizzazione alla causa delle vocazioni sacerdotali avviata dal cardinale Nasalli Rocca fin dal suo arrivo a Bologna nel 1922.

I superiori e i compagni erano contenti di lui, ma un anno e mezzo dopo Giuseppe cercò il Rettore, presentandosi a lui franco e risoluto con queste parole: "Mi sono sbagliato; questa non è la mia vita; io diverrò un buon padre di famiglia".

Quell’anno e mezzo passato in seminario - sempre proporzionatamente alla sua condizione di ragazzo - gli diede tuttavia l’occasione di dare più profondità e organica consapevolezza alla sua formazione cristiana e spirituale.C’è poi un dato significativo che merita di essere ricordato. Proprio negli anni 1934/36 crebbe in seminario l’attenzione verso tutto ciò che riguardava "il movimento cattolico nel mondo" e le iniziative di preghiera "per far fronte ai paurosi bisogni dell’ora presente" e per la pace. Su questo sfondo si ebbe anche una maggiore attenzione a valorizzare nella formazione dei giovani seminaristi la testimonianza di figure esemplari di laici cattolici come Contardo Ferrini, Giorgio Samoggia, Tommaso Moro, Pier Giorgio Frassati... Uomini come mons. Cesare Sarti intuivano che l’esigenza fondamentale dell’"ora presente" era quella di formare cristiani che, da sacerdoti o da laici - non tutti quei quasi duecento ragazzi e adolescenti sarebbero diventati preti - fossero pronti a testimoniare la propria identità con risolutezza e generosità, a costo anche della vita. Una riprova si ha proprio nel vedere come da questo stesso terreno spirituale e formativo abbiano potuto attingere linfa e ideali, maturati poi in tempi e modi diversi, sia un Giuseppe Fanin che i preti "martiri" di Monte Sole, don Giovanni Fornasini e don Ubaldo Marchioni, anch’essi in quel tempo alunni a Villa Revedin.

La nostra comunità del seminario non può non rallegrarsi nel vedere introdotta la causa di beatificazione di un altro dei suoi alunni dopo Bruno Marchesini e i preti di Monte Sole. Alcune singolari coincidenze contribuiscono poi a fare sentire il suo ricordo particolarmente caro. La prima data in cui risulta il suo ingresso in seminario, infatti, è proprio la data del 4 novembre: "4 novembre 1934", in cui è registrato il suo primo voto di condotta settimanale. Dodici anni dopo, verso le 21.45 di un altro 4 novembre, Giuseppe fu colpito a morte. Inerme e con la corona del rosario fra le mani - trovata per terra insanguinata - era giunto al momento supremo della sua vita. Vi era giunto senza saperlo, ma non impreparato. In quel momento rivelatore per eccellenza, l’assimilazione a Gesù servo sofferente iscriveva indelebilmente e definitivamente nella sua carne - e non più su un quaderno di condotta - il giudizio sulla sua vita. Giuseppe spirò alle ore 1,45 del giorno dopo, 5 novembre. Spirò nel giorno in cui a Bologna si festeggia San Carlo Borromeo, patrono dei seminari.

Queste coincidenze sigillano il suo legame col seminario. Sono un richiamo a tutti noi a diventare dei cristiani autentici, pronti a testimoniare oggi come allora la nostra identità con risolutezza e generosità, a costo anche della vita, come hanno fatto Giuseppe Fanin e i preti "martiri" di Monte Sole.

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(Dal discorso di S.E. Mons. Ruffini, Segretario della Congregazione dei Seminari, del 2 ottobre 1932)