La "Ciasa del Bepo" a Ronch di Monzon 

(Val di Fassa)

 

Da più di 40 anni un ponte invisibile ha unito il Seminario di Villa Revedin con la "Ciasa del Bepo" a Ronch di Monzon, d’estate e d’inverno: ragazzi ai campi vocazionali, seminaristi e amici del seminario, possono vivere in questa casa giorni di riposo, silenzio, preghiera, aiutati da una vista unica al mondo, e si possono cimentare - tra uno strudel e l’altro! -  in escursioni, passeggiate e… sciate.

 

Per informazioni sulla casa, contattare la Segreteria del Seminario:  Tel. 051.3392912

                   Dalla strada di fondo valle, poco oltre l’abitato di Pera, a sinistra (andando verso i passi) partiva una piccola strada che in circa 2 chilometri raggiungeva due villaggi: il primo di nome Ronch e il secondo, 200 metri più avanti, Monzon (o Moncion). [...] Rimasi assai colpito dalla bellezza del posto. I due villaggi erano a mezzacosta. Guardando intorno, in un breve giro di qualche centinaio di metri si scoprivano pano­rami eccezionali: verso nord il Sassolungo, il Col Rodella, il massiccio del Sella, i contrafforti della Marmolada, verso est la valle di San Nicolò chiusa dall’ampio semi­cerchio dei Monzoni, verso sud si apriva la Val di Fassa su cui si ergevano le punte di Ciampedie che, susseguendosi come denti di una sega, verso ovest si incontravano con il gruppo del Catinaccio. La strada che attraversava Moncion risaliva al vasto pianoro del Gardeccia, sotto la parete imponente del Catinaccio, vigilato dalle Torri del Vaiolet. Salendo al Gardeccia si scopriva verso nord un seguito disordinato di cime rocciose ardite, selvagge. Fino verso i 1800 metri c’era il verde dei prati e dei boschi, soprattutto conifere, poi rocce e rocce, con tutte le sfumature dal giallo, al rosa, allo scuro con striature di nero. Si era nel posto ideale per passeggiate interessanti e percorsi svariatissimi (allora si andava a piedi). E si era a pochi chilometri dai famosi passi dolomitici.

La zona era abitata e, nello stesso tempo tranquilla. Le costruzioni erano antiche, tipiche, molte erano in parte vuote, alcune cadenti. Cominciò a balenarmi un pensiero: quale altro luogo migliore di questo per le vacanze dei seminaristi?

 

(tratto da: Mons. Vincenzo Zarri, Da Villa Revedin alla Ciasa del Bepo, Bologna 2009

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        ...Che questo edificio grandioso sia propiziatore di bene innanzi a Dio per la città, la Diocesi e la provincia di Bologna e sia fonte                di benedizione per tutti coloro che sanno guardare al Seminario come alla sorgente di novelle forze per la civiltà e la religione.

 

(Dal discorso di S.E. Mons. Ruffini, Segretario della Congregazione dei Seminari, del 2 ottobre 1932)